lunedì 1 settembre 2014

Cast e Regista del Film "IL LEONE DI VETRO" intervistati sul Red Carpet al 71° Festival del Cinema di Venezia!





'Il Leone di Vetro': una storia attuale di 150 anni fa


SARA RICCI, CLAUDIO DE DAVIDE, MAXIMILIANO HERNANDO BRUNO e CHRISTIAN IANSANTE

Pienone in sala per l’anteprima de Il Leone di vetro. Il primo lungometraggio diSalvatore Chiosi è stato proiettato venerdì sera nel cinema Multisala Astra al Lido di Venezia in occasione della 71esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.
Tra gli applausi e i «bravi», qualcuno ha gridato: «coraggioso», un complimento rivolto soprattutto a Chiosi.
Il regista ha dichiarato di esserne meravigliato. Ritiene che se è stato coraggioso in qualcosa è stato solo nello scommettere di essere accettato come meridionale nel raccontare una storia del nord; ma Il Leone di vetro appartiene a tutti, dice il regista napoletano, perché è un dramma raccontato in un momento storico in cui c’erano situazioni simili in vari Stati in Italia.
«Questa sceneggiatura mi ha dato modo di riguardare anche la mia storia», è stato un lavoro portato avanti con la coscienza di raccontare una storia «discutibile forse, ma possibile», dice il regista.


IL REGISTA CON IL CAST SUL RED CARPET

IL FILM
La pellicola parla delle vicende vissute dalle famiglie venete dei Biasin, produttori e commercianti di vino Raboso, e dei Querini, nobili proprietari di vigne, nei giorni a cavallo dell'annessione del Veneto al Regno d’Italia, sancito dal plebiscito del 22 ottobre 1866, su cui il film getta dubbi e ombre.
Anche se i cognomi sono reali, la loro storia è pura finzione; ma il film pretende di inserirla in una cornice storica fedele agli avvenimenti e al modo di vivere di quel periodo.
Sono soprattutto i ricchi dialoghi a svelare il carattere e la personalità dei protagonisti, mentre si alternano a rare e suggestive scene di vita in campagna. Pur nella drammaticità il film riesce a strappare più di qualche risata con battute sottili, mai volgari.

IL CAST DURANTE LA CONFERENZA STAMPA
La pellicola è tutta ambientata e girata in Veneto su set naturali forniti da splendide location, come il borgo Malanotte, «in cui sembra che si sia fermato il tempo», ha affermato il presidente della regione Veneto Luca Zaia ad aprile quando il film è stato presentato al Vinitaly.
Il regista ha spiegato la storia attraverso la ricostruzione di figure caratteriali dell’epoca, in parte basate su personali ricerche storiche: c’è un nonno conservatore che tramanda la storia ai nipoti con i suoi racconti, il papà opportunista che pensa solo a far quadrare i conti con un figlio reazionario e un altro idealista; infine la madre, in quanto donna in quel periodo è apparentemente una figura sottovalutata, ma avrà un peso determinante all’interno della vicenda.
Dall’altra parte ci sono la contessa e sua figlia, per rappresentare i nobili «che mantengono la fontana aperta pur se sono indebitati», spiega Chiosi, per dire che continuano a spendere per salvare le apparenze anche quando soldi non ce ne sono più.
A dividere i membri della famiglia Biasin è inizialmente il tema: Italia si, Italia no. Poi con l’annessione al Regno d’Italia i protagonisti vengono messi in ginocchio dall’aumento delle tasse.
«Biasin è un italiano che non vuole pagare, un italiano medio che fa il padre padrone dentro casa... La sostanza del suo pensiero non è quella di fare o non fare uno Stato ma di stare bene. Quando dice “me piase i schei e a pase” tradotto vuol dire: “non mi scocciate”», dice l’attore Christian Iansante quando parla di papà Biasin, il personaggio che interpreta.
Ma alla base del dramma emerge soprattutto il degrado di valori morali che lega a doppio filo il destino dei Biasin e delle contesse Querini in decadenza.
«In questo personaggio credo venga fuori questa fragilità soprattutto… di questa donna che vive un momento particolare della sua vita dal punto di vista economico e anche dal punto di vista della bellezza... è un momento in cui sta sfiorendo… e soprattutto questo fatto: che è fuori dal mondo», afferma Sara Ricci quando parla della contessa Querini da lei interpretata con una perfetta cadenza veneta.
Le radici degli avvenimenti sono stati fatti risalire fino alle vicende delle Pasque Veronesi del 1797 con suggestivi flashback di rievocazioni storiche.
«Il film mi è piaciuto molto e ho trovato coraggiosa la scelta del regista nella sua produzione perché per la prima volta si è parlato della vera storia dell’Unità d’Italia», dice al termine della proiezione Luciano Donatella, presidente del 16° regg. Treviso, che ha collaborato per l’organizzazione della parte militare.

MAXIMILIANO HERNANDO BRUNO
È un film che lancia molti messaggi: fa emergere il valore dell’unità familiare e dell’appartenenza di un popolo alla propria terra, sostiene Maximiliano Hernando Bruno, co-sceneggiatore e attore nel ruolo del Biasin reazionario.
Anche se è stato prodotto adesso per caso – dice Bruno – probabilmente ha ragione Christian Iansante quando fa notare che «negli anni 90 non avrebbe avuto il senso che ha oggi», per l'attualità di certe tematiche.
Sara Ricci vede invece l’attualità nell’aumento delle tasse da pagare per l’annessione del Veneto all’Italia, che non ricordava così enfatizzato nelle sceneggiatura. La situazione le fa ritornare in mente quella che stiamo vivendo oggi nell'Italia dell’euro.
Questo è anche un film sull’identità, dice l’attrice romana quando ricorda che nel 2011 abbiamo festeggiato l’Unità d’Italia, «ma dimenticandoci che sia Roma che il Veneto non c’erano (nel 1861)» e ora dopo aver studiato la parte e aver recitato in questo film comprende meglio ‘l’orgoglio veneto’.
Alla fine la produzione sembra voglia mantenere una certa neutralità in tutto il film, sia per la parte «fabulistica», come la chiama il regista, che per le ricostruzioni storiche.
Il film debutterà a ottobre nei cinema e sicuramente per i veneti che vogliono rispolverare le loro radici sarà un ‘must’. Forse potrà far discutere, ma Salvatore Chiosi spera che il suo primo lungometraggio porti «a guardare la nostra storia, quella di questi 150 anni dell’Unità d’Italia con occhi nuovi e attenti...Questo film dovrebbe spingere a questo, cioè anche a farci un esame di coscienza... a guardare meglio la vita spicciola. È nella vita spicciola che poi noi veramente lasciamo dei segni», e per concludere esclama: «Viva il cinema!».

IL REGISTA SALVATORE CHIOSI

L'OVAZIONE A FINE PROIEZIONE

mercoledì 30 aprile 2014

DIETRO LE QUINTE


di Francesca Monti
 
E’ un giovane e affascinante attore, di grande talento, lo abbiamo visto in tv nelle fiction “Squadra  Antimafia 3” e “Cugino e cugino”, al cinema nei film “Caribbean Basterds” e “My Name is Ernest” e ora è tra i protagonisti della pellicola di Salvatore Chiosi “Il Leone di vetro”, di cui è anche produttore. Lui è Maximiliano Hernando Bruno e in questa intervista che ci ha gentilmente concesso ci ha parlato del suo personaggio Spartaco Biasin, del film “My Name is Ernest” in cui veste i panni del caporale Amedeo e del ruolo che gli piacerebbe interpretare, Zorro.

Maximiliano, nel film “Il Leone di Vetro” interpreti Spartaco Biasin. Puoi parlarci del tuo personaggio?
 
“Spartaco è il personaggio reazionario della famiglia Biasin. Un giovane che insegue i suoi ideali, che combatte per questi. La grandezza di Venezia, del Leone di San Marco, sono ben saldi in lui. E’ cresciuto con i racconti di suo Nonno (Alvise Biasin), racconti di battaglie sanguinose, di eroi, di grandi imprese da parte della Repubblica di Venezia. Questo lo spinge ad andare in guerra per combattere a Lissa, a fianco degli Austriaci, ed evitare la conquista del Veneto da Parte dell’Italia. Tornato a casa si ritrova a dover combattere contro un referendum per  l’annessione del Veneto al Regno D’Italia. Tutto questo proietterà il giovane all’interno di un vortice senza uscita. Spaccature in famiglia, conflitti amorosi e tradimenti metteranno a dura prova Spartaco costringendolo ad una dura scelta finale”.
Nel ruolo di Spartaco ("Il Leone di Vetro")
Oltre che attore sei anche produttore de “Il Leone di Vetro”, cosa ti ha spinto a credere in questo progetto?
 
“Quando mi è capitato fra le mani il soggetto di "Il Leone di vetro" ho subito pensato ad una storia avvincente. Una storia poco conosciuta che valeva la pena raccontare sul grande schermo. Qualcosa avvenuto più di cento anni fa ma per molti aspetti una storia molto attuale. Per esempio si parlava di referendum, tasse, famiglie costrette ad immigrare in cerca di una vita migliore. Ma anche guerra, amore, tradimenti...insomma tutti gli ingredienti per un bel film”. 
Nel ruolo del caporale Amedeo ("My Name is Ernest")
Nel film “My Name is Ernest" presentato al teatro La Fenice di Venezia interpreti invece il caporale Amedeo…
 
“Per interpretare il caporale Amedeo ho cercato di rivivere il mio periodo da caporale nell'esercito italiano, quando ero un paracadutista della Folgore. Ho semplicemente rivissuto quella esperienza riportandola sul set. Era l'unica cosa più vicina ad uno scenario di guerra nella mia vita...fortunatamente. Anche se nulla può paragonarsi ad una guerra vera, ho semplicemente ricreato il malessere di dover essere lontano da casa, dai propri cari, dalla ragazza per un lungo periodo. Solitudine, mancanza di libertà, essere costretti a fare qualcosa che non è stato scelto da te....ma imposto da qualcun altro. Ho tirato fuori tutto questo e l'ho riportato nella mia interpretazione”.
"Caribbean Bastards"
Ti abbiamo visto al cinema nel film “Caribbean Basterds” e in tv nelle fiction “Cugino e cugino” e “Squadra Antimafia 3”. Che ricordo hai di queste esperienze lavorative?
 
“Ognuno di questi lavori mi ha lasciato dentro qualcosa di importante. In “Caribbean Basterds” ho avuto la possibilità di lavorare con un vero e proprio mito vivente come il regista Enzo G. Castellari. Da bambino andavo al cinema a vedere i suoi film. Sono cresciuto con film come “L’ultimo Squalo”, “I Guerrieri del Bronx”, “Keoma”, ecc. Ritrovarmi in Venezuela in un Action Movie da lui diretto, interpretando un protagonista di un suo film…è stato un sogno divenuto realtà.  In televisione poi ho avuto la fortuna di far parte della terza stagione di una delle serie televisive di maggior successo in Italia come “Squadra Antimafia - Palermo Oggi”.  Un prodotto che racconta qualcosa di veramente nostro e non imita nessun altro format americano. Girato in maniera egregia e con un montaggio avvincente rappresenta senz’altro uno dei migliori prodotti Televisivi Italiani di sempre. Infine in “Cugino e Cugino” ho recitato a fianco di due mostri sacri della tv come Giulio Scarpati e Nino Frassica. Per Nino ho sempre avuto una specie di adorazione fin da bambino. Ritrovarmi a fare una performance di canto e ballo insieme a lui stile “Blues Brothers” non ha prezzo. Poi non posso dimenticare anche il grande Francesco Paolantoni, un vero mito fin dai tempi di “Mai Dire Gol”. Questa fiction è fortemente collegata anche al mio ultimo lavoro “Il Leone Di Vetro”. Infatti fu proprio durante le riprese di questa serie che conobbi il regista Salvatore Chiosi. All’epoca diventammo grandi amici e cominciai a seguire i suoi lavori soprattutto a teatro. Quando cercavamo un regista per “Il Leone Di Vetro” pensai subito a lui. Serviva un regista con una grande sensibilità per raccontare questa storia, qualcuno veramente bravo a dirigere gli attori. Serviva anche un regista capace di improvvisare, di rendere questa storia avvincente, qualcuno che raccontasse con il cuore. Lui aveva tutte queste caratteristiche”.
 
C’è un ruolo che ti piacerebbe interpretare?
 
“Ho avuto la fortuna di interpretare molti personaggi diversi nella mia carriera e ognuno di questi con caratteristiche particolari. Pensate che già da bambino a teatro il mio primo ruolo fu quello di interpretate una bambina. Tenendo in considerazione le mie caratteristiche fisiche penso che sarei un ottimo Zorro. Comunque il bello di questo lavoro è che non sai mai quello che ti verrà proposto in futuro”.
Hai iniziato la tua carriera nel mondo della moda. Quando hai capito che avresti voluto fare l’attore?
 
“In realtà ho iniziato a fare moda a Milano mentre già frequentavo le mie prime scuole di teatro a Roma. Facevo avanti e indietro tra Roma e Milano cercando di portare avanti entrambe le cose. Quando questo è diventato complicato ho dovuto fare una scelta. Ho seguito il mio cuore. La moda è un mondo effimero e temporaneo. Il cinema è arte…ed è per sempre”.
 
Sei nato a Buenos Aires, hai vissuto a Roma, Los Angeles, Padova, Madrid. Qual è la città a cui sei più legato?
 
“Ogni città è per me come una madre che mi ha allattato per un certo periodo della mia vita. Amo tutte queste città e mi sento a casa in ognuna di queste. Certamente Roma è la città dove sono cresciuto, dove ho avuto i primi amori, dove vive la mia famiglia. Roma ha qualcosa che non posso trovare da altre parti”.
 
In quali progetti ti vedremo prossimamente?
 
“Sto lavorando a tanti progetti contemporaneamente. In questo lavoro semini dieci per raccogliere uno. Ora come ora sia come attore, scrittore e produttore sto seminando tanto. Vedremo cosa crescerà per prima”.