lunedì 13 giugno 2016
lunedì 18 aprile 2016
ROSSO ISTRIA, le riprese a Padova. Un film di Maximiliano Hernando Bruno
A Padova sono iniziate le riprese del film “Rosso Istria – I giorni della vergogna”, dedicato al dramma dell’esodo da Fiume, Giulia e Dalmazia e in particolare sulla tragica vicenda di Norma Cossetto, torturata, violentata e gettata in una foiba. Era una giovanissima studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova nella facoltà di Lettere e Filosofia. In quei giorni del 1943 stava preparando la tesi intitolata “Istria Rossa”, riferendosi ai giacimenti di bauxite della zona, fu barbaramente violentata e poi uccisa dai partigiani slavo comunisti a soli 23 anni.
Il regista, Maximiliano Hernando Bruno, è un giovane attore italo-argentino, molto attento, dietro ai suoi occhiali da sole a specchio non tralascia particolari e rimproveri di scena.
Le riprese patavine si effettueranno nella cornice dello storico Caffè Pedrocchi e Via del Municipio che divide Palazzo Bo, sede dell’Università di Padova e Palazzo Moroni, sede dell’attuale Municipio, dal pennacchio del quale sventola la bandiera sabauda prestata dal Signor Roman, esponente delle Guardie delle Reali Tombe del Pantheon.; proseguiranno ad Arquà Petrarca, dove saranno girate le scene finali.
Tra i protagonisti del film, la cui sceneggiatura è stata scritta da Antonello Belluco, regista eclettico e già impegnato sul tema dei tragici fatti degli eccidi per mano dei partigiani, ricordando il bellissimo quanto boicottato “Segreto di Italia” sulla strage di Codevigo, c’è Selene Gandini che impersona Norma e il grande Giorgio Albertazzi nei panni del Professor Ambrosi, che tanto aiutò la Cossetto. “Rosso Istria” sarà presentato alla prossima Mostra del Cinema di Venezia e uscirà nelle sale alla fine del 2016. «Abbiamo voluto trattare un argomento delicato con obiettività rispettando con rigore i fatti storici, anche per spiegare alle giovani generazioni quanto è accaduto e per rendere in qualche modo giustizia alle popolazioni che hanno vissuto enormi sofferenze», ha commentato Alessandro Centenaro, responsabile dell’organizzazione. Per 60 anni si è voluto negare perché fa paura la verità. Ora la verità sarà sul grande schermo.
Marina Buffoni
giovedì 31 marzo 2016
ARTIFEX "GARGOYLE MAN" by GDLart
Every artist lays himself bare in front of the public to transfer emotions. However, he'll keep wearing a light mask to interpret multiple roles, all different from his real one.
Ogni artista si mette a nudo davanti ad un pubblico per trasmettere emozioni. Indossando peró una sottile maschera per poter interpretare ruoli diversi dal suo essere reale.
Cada artista se desnuda delante al publico para trasmitir emociones, luciendo una mascara muy fina para poder interpretar personajes distintos y lejanos de su ser real.
martedì 1 dicembre 2015
ARTÎFEX [ portraits of artists ] by GDLart
Every artist lays himself bare in front of the public to transfer emotions. However, he'll keep wearing a light mask to interpret multiple roles, all different from his real one.
Ogni artista si mette a nudo davanti ad un pubblico per trasmettere emozioni. Indossando peró una sottile maschera per poter interpretare ruoli diversi dal suo essere reale.
Cada artista se desnuda delante al publico para trasmitir emociones, luciendo una mascara muy fina para poder interpretar personajes distintos y lejanos de su ser real.
lunedì 30 novembre 2015
A Trieste il casting per la realizzazione del film "Rosso Istria". La pellicola sarà girata in primavera fra Trieste, Padova e Grisignana, con la regia di Maximiliano Hernando Bruno.
Una sfida particolare anche per il regista Maximiliano Hernando Bruno, nato a Buenos Aires da genitori italiani emigrati in Argentina, alla sua opera prima. «Parliamo di storie poco conosciute, dimenticate, in alcuni casi tenute volutamente nascoste - spiega -. Ho voluto che il film iniziasse e si chiudesse al Magazzino 18, autentica porta del tempo che guiderà lo spettatore tra i ricordi del passato».
“Rosso Istria” si svilupperà in particolare sulla tragica storia di Norma Cossetto, la giovane studentessa che frequentava l’Università di Padova e che è stata barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini. Ad interpretarla sarà l’attrice genovese Selene Gandini, che avrà al suo fianco Giorgio Albertazzi, nei panni del professore che seguì la giovane Norma nella preparazione della Tesi di laurea intitolata proprio “Istria Rossa”, in riferimento ai giacimenti di bauxite presenti sul territorio. Nel cast anche l’attrice di origini goriziane Anita Kravos, mentre non ci sarà il cantautore romanoSimone Cristicchi, che avrebbe dovuto curare le musiche della pellicola. La produzione, presente in questi giorni a Trieste dove tra qualche mese si gireranno le scene tra piazza Unità e Porto vecchio, è al lavoro per scritturare anche altre icone del cinema, comeRutger Hauer e Milena Vukotic. «Racconteremo ciò che è successo in quel mese tragico del ’43 che peraltro riguarda vicende storiche di grande attualità» ha affermato Alessandro Centenaro, organizzatore del film.
“Rosso Istria” si svilupperà in particolare sulla tragica storia di Norma Cossetto, la giovane studentessa che frequentava l’Università di Padova e che è stata barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini. Ad interpretarla sarà l’attrice genovese Selene Gandini, che avrà al suo fianco Giorgio Albertazzi, nei panni del professore che seguì la giovane Norma nella preparazione della Tesi di laurea intitolata proprio “Istria Rossa”, in riferimento ai giacimenti di bauxite presenti sul territorio. Nel cast anche l’attrice di origini goriziane Anita Kravos, mentre non ci sarà il cantautore romanoSimone Cristicchi, che avrebbe dovuto curare le musiche della pellicola. La produzione, presente in questi giorni a Trieste dove tra qualche mese si gireranno le scene tra piazza Unità e Porto vecchio, è al lavoro per scritturare anche altre icone del cinema, comeRutger Hauer e Milena Vukotic. «Racconteremo ciò che è successo in quel mese tragico del ’43 che peraltro riguarda vicende storiche di grande attualità» ha affermato Alessandro Centenaro, organizzatore del film.
lunedì 21 settembre 2015
Intervista a Maximiliano Hernando Bruno , Regista e attore nel film "Rosso Istria"
Dalla 72a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, intervista a Maximiliano Hernando Bruno, regista del film "Rosso Istria" (Settembre 1943 - I giorni della vergogna).
lunedì 4 maggio 2015
mercoledì 3 dicembre 2014
venerdì 14 novembre 2014
mercoledì 5 novembre 2014
venerdì 31 ottobre 2014
giovedì 30 ottobre 2014
venerdì 17 ottobre 2014
lunedì 13 ottobre 2014
venerdì 10 ottobre 2014
mercoledì 8 ottobre 2014
mercoledì 24 settembre 2014
venerdì 12 settembre 2014
giovedì 4 settembre 2014
lunedì 1 settembre 2014
'Il Leone di Vetro': una storia attuale di 150 anni fa
| SARA RICCI, CLAUDIO DE DAVIDE, MAXIMILIANO HERNANDO BRUNO e CHRISTIAN IANSANTE |
Pienone in sala per l’anteprima de Il Leone di vetro. Il primo lungometraggio diSalvatore Chiosi è stato proiettato venerdì sera nel cinema Multisala Astra al Lido di Venezia in occasione della 71esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.
Tra gli applausi e i «bravi», qualcuno ha gridato: «coraggioso», un complimento rivolto soprattutto a Chiosi.
Il regista ha dichiarato di esserne meravigliato. Ritiene che se è stato coraggioso in qualcosa è stato solo nello scommettere di essere accettato come meridionale nel raccontare una storia del nord; ma Il Leone di vetro appartiene a tutti, dice il regista napoletano, perché è un dramma raccontato in un momento storico in cui c’erano situazioni simili in vari Stati in Italia.
«Questa sceneggiatura mi ha dato modo di riguardare anche la mia storia», è stato un lavoro portato avanti con la coscienza di raccontare una storia «discutibile forse, ma possibile», dice il regista.
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| IL REGISTA CON IL CAST SUL RED CARPET |
IL FILM
La pellicola parla delle vicende vissute dalle famiglie venete dei Biasin, produttori e commercianti di vino Raboso, e dei Querini, nobili proprietari di vigne, nei giorni a cavallo dell'annessione del Veneto al Regno d’Italia, sancito dal plebiscito del 22 ottobre 1866, su cui il film getta dubbi e ombre.
Anche se i cognomi sono reali, la loro storia è pura finzione; ma il film pretende di inserirla in una cornice storica fedele agli avvenimenti e al modo di vivere di quel periodo.
Sono soprattutto i ricchi dialoghi a svelare il carattere e la personalità dei protagonisti, mentre si alternano a rare e suggestive scene di vita in campagna. Pur nella drammaticità il film riesce a strappare più di qualche risata con battute sottili, mai volgari.
| IL CAST DURANTE LA CONFERENZA STAMPA |
La pellicola è tutta ambientata e girata in Veneto su set naturali forniti da splendide location, come il borgo Malanotte, «in cui sembra che si sia fermato il tempo», ha affermato il presidente della regione Veneto Luca Zaia ad aprile quando il film è stato presentato al Vinitaly.
Il regista ha spiegato la storia attraverso la ricostruzione di figure caratteriali dell’epoca, in parte basate su personali ricerche storiche: c’è un nonno conservatore che tramanda la storia ai nipoti con i suoi racconti, il papà opportunista che pensa solo a far quadrare i conti con un figlio reazionario e un altro idealista; infine la madre, in quanto donna in quel periodo è apparentemente una figura sottovalutata, ma avrà un peso determinante all’interno della vicenda.
Dall’altra parte ci sono la contessa e sua figlia, per rappresentare i nobili «che mantengono la fontana aperta pur se sono indebitati», spiega Chiosi, per dire che continuano a spendere per salvare le apparenze anche quando soldi non ce ne sono più.
A dividere i membri della famiglia Biasin è inizialmente il tema: Italia si, Italia no. Poi con l’annessione al Regno d’Italia i protagonisti vengono messi in ginocchio dall’aumento delle tasse.
«Biasin è un italiano che non vuole pagare, un italiano medio che fa il padre padrone dentro casa... La sostanza del suo pensiero non è quella di fare o non fare uno Stato ma di stare bene. Quando dice “me piase i schei e a pase” tradotto vuol dire: “non mi scocciate”», dice l’attore Christian Iansante quando parla di papà Biasin, il personaggio che interpreta.
Ma alla base del dramma emerge soprattutto il degrado di valori morali che lega a doppio filo il destino dei Biasin e delle contesse Querini in decadenza.
«In questo personaggio credo venga fuori questa fragilità soprattutto… di questa donna che vive un momento particolare della sua vita dal punto di vista economico e anche dal punto di vista della bellezza... è un momento in cui sta sfiorendo… e soprattutto questo fatto: che è fuori dal mondo», afferma Sara Ricci quando parla della contessa Querini da lei interpretata con una perfetta cadenza veneta.
Le radici degli avvenimenti sono stati fatti risalire fino alle vicende delle Pasque Veronesi del 1797 con suggestivi flashback di rievocazioni storiche.
«Il film mi è piaciuto molto e ho trovato coraggiosa la scelta del regista nella sua produzione perché per la prima volta si è parlato della vera storia dell’Unità d’Italia», dice al termine della proiezione Luciano Donatella, presidente del 16° regg. Treviso, che ha collaborato per l’organizzazione della parte militare.
| MAXIMILIANO HERNANDO BRUNO |
È un film che lancia molti messaggi: fa emergere il valore dell’unità familiare e dell’appartenenza di un popolo alla propria terra, sostiene Maximiliano Hernando Bruno, co-sceneggiatore e attore nel ruolo del Biasin reazionario.
Anche se è stato prodotto adesso per caso – dice Bruno – probabilmente ha ragione Christian Iansante quando fa notare che «negli anni 90 non avrebbe avuto il senso che ha oggi», per l'attualità di certe tematiche.
Sara Ricci vede invece l’attualità nell’aumento delle tasse da pagare per l’annessione del Veneto all’Italia, che non ricordava così enfatizzato nelle sceneggiatura. La situazione le fa ritornare in mente quella che stiamo vivendo oggi nell'Italia dell’euro.
Questo è anche un film sull’identità, dice l’attrice romana quando ricorda che nel 2011 abbiamo festeggiato l’Unità d’Italia, «ma dimenticandoci che sia Roma che il Veneto non c’erano (nel 1861)» e ora dopo aver studiato la parte e aver recitato in questo film comprende meglio ‘l’orgoglio veneto’.
Alla fine la produzione sembra voglia mantenere una certa neutralità in tutto il film, sia per la parte «fabulistica», come la chiama il regista, che per le ricostruzioni storiche.
Il film debutterà a ottobre nei cinema e sicuramente per i veneti che vogliono rispolverare le loro radici sarà un ‘must’. Forse potrà far discutere, ma Salvatore Chiosi spera che il suo primo lungometraggio porti «a guardare la nostra storia, quella di questi 150 anni dell’Unità d’Italia con occhi nuovi e attenti...Questo film dovrebbe spingere a questo, cioè anche a farci un esame di coscienza... a guardare meglio la vita spicciola. È nella vita spicciola che poi noi veramente lasciamo dei segni», e per concludere esclama: «Viva il cinema!».
| IL REGISTA SALVATORE CHIOSI |
| L'OVAZIONE A FINE PROIEZIONE |
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